La festa del sacrificio del montone
Il 27 maggio 2026 il mondo musulmano celebrerà l’Eid al-Adha, una delle festività più importanti e sentite dell’Islam. In Marocco, questa ricorrenza assume un significato profondo che unisce fede, famiglia, ospitalità e tradizioni secolari.
Quest’anno poi sarà particolarmente sentita, perchè l’hanno scorso non fu celebrata a causa della siccità e il re prese questa difficile decisione, mai presa prima, per non creare discrepanze fra i più ricchi e i meno abbienti, dato che il montone aveva raggiunto un costo molto alto.
Agnese, founder di EnjoySahara
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Cos’è l’Eid al-Adha?
Conosciuta anche come “Festa del Sacrificio”, o festa del montone, l’Eid al-Adha commemora la devozione del profeta Ibrahim, disposto a sacrificare il proprio figlio in segno di obbedienza a Dio.
La festa infatti affonda le sue radici nella storia del profeta Ibrahim (Abramo). Secondo la tradizione islamica, Dio mise alla prova Ibrahim chiedendogli di sacrificare suo figlio come segno di fede assoluta. Ibrahim accettò con devozione il volere divino, ma all’ultimo momento Dio fermò il sacrificio sostituendo il figlio con un montone. Da quel momento, il sacrificio dell’animale è diventato il simbolo dell’Eid al-Adha: un gesto che rappresenta obbedienza, gratitudine e generosità verso i più bisognosi.
In Marocco questa tradizione è ancora oggi vissuta con enorme partecipazione emotiva e spirituale.
La celebrazione coincide con il periodo del pellegrinaggio alla Mecca e rappresenta un momento di condivisione, solidarietà e spiritualità per milioni di musulmani nel mondo. Nel 2026, secondo le previsioni del calendario islamico, l’Eid inizierà il 27 maggio, la data ufficiale è stata appena confermata, dopo l’osservazione della luna, che scandisce il calendario musulmano.
Visitare il Marocco durante l’Eid significa immergersi in un’atmosfera speciale. Le città si riempiono di profumi tradizionali, le famiglie si riuniscono e le strade assumono un ritmo più lento e autentico.
Nelle medine di Marrakech, Fes, Rabat, i mercati si animano nei giorni precedenti alla festa, è infatti usanza fare acquisti e comprarsi il vestito nuovo per la festa. Gli uomini vanno nei mercati per partecipare alle aste e all’acquisto dell’animale.
La festa dura tre giorni e il primo è il più importante, vediamo come si svolgono:
Primo giorno: la preghiera e il sacrificio
La mattina presto, uomini e famiglie si dirigono verso le moschee o grandi spazi aperti per partecipare alla preghiera collettiva dell’Eid, uno dei momenti più intensi dell’anno religioso musulmano.
Le strade si riempiono di persone vestite con abiti tradizionali marocchini:
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djellaba e jabador (abiti tradizionali)
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caftani eleganti
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babouches artigianali
Dopo la preghiera, le famiglie tornano nelle proprie case per il rituale del sacrificio del montone.
Questo momento viene vissuto con rispetto e raccoglimento. La carne viene poi suddivisa:
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una parte per la famiglia
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una parte per parenti e amici
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una parte destinata ai poveri e alle persone in difficoltà
È proprio questo spirito di condivisione che rende l’Eid una festa profondamente umana oltre che religiosa. Le case marocchine si riempiono dei profumi della cucina tradizionale: l’immancabile tè alla menta, pane fatto in casa, tajine, mechoui, ovviamente brochette speziate, insomma tutti i piatti della tradizione.
Il secondo giorno è dedicato soprattutto agli incontri con i familiari.
In Marocco la famiglia occupa un ruolo centrale nella società, e durante l’Eid parenti provenienti anche da città lontane si riuniscono attorno alla tavola. Durante questi giorni, infatti, c’è grande movimento perché tutti tornano alle proprie case di origine, anche chi abita all’estero cerca di rientrare, è un po’ come il natale in occidente.
L’ospitalità marocchina raggiunge il suo massimo splendore in questi giorni. Gli ospiti vengono accolti con: dolci tradizionali, datteri, frutta secca, tè caldo servito secondo l’antico rituale, si sfoggiano le teiere più belle e si accolgono gli ospiti nei saloni immacolati presenti in tutte le case marocchine.
Nelle medine e nei villaggi l’atmosfera diventa più tranquilla rispetto ai giorni precedenti: molti negozi restano chiusi e il tempo sembra rallentare.
Il terzo giorno dell’Eid è generalmente più rilassato.
Le famiglie continuano i pranzi condivisi e molte persone approfittano della festa per trascorrere del tempo insieme con parenti e amici
Torniamo adesso al primo giorno e vediamo come avviene il sacrificio del montone che è uno degli atti più solenni e simbolici della festa. Esiste una figura molto rispettata che è la persona incaricata del sacrificio. Può essere un macellaio esperto, o un uomo anziano della famiglia considerato spiritualmente preparato, deve conoscere perfettamente le regole religiose e i rituali dell’Islam.
La figura incaricata del sacrificio deve rispettare determinate regole. Infatti il sacrificio del montone non viene vissuto come un semplice gesto materiale, ma come un atto religioso profondamente simbolico. Il sacrificio deve rispettare la dignità dell’animale, deve essere fatto con rapidità evitando sofferenze inutili e seguendo precise regole religiose.
Prima del sacrificio, il montone viene orientato verso La Mecca e la persona incaricata pronuncia una preghiera. Viene pronunciata la frase: “Bismillah, Allahu Akbar” che significa “Nel nome di Dio, Dio è grande.”
Questa invocazione serve a ricordare che il sacrificio non è un atto di violenza, ma un gesto di devozione e gratitudine verso Dio.
Spero che abbiate trovato questo approfondimento interessante e vi aspettiamo con noi in Marocco con uno dei nostri viaggi personalizzati
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