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Enjoy Sahara

La mia intervista per una travel blogger

1) Ciao, benvenuta! Ci racconti chi sei, da dove vieni, qualcosa di te insomma 🙂

Ciao a tutti, sono Agnese e vengo da Firenze.
Da piccola mentre tutti cantavano le sigle dei cartoni animati e mangiavano merendine io ballavo sui piedi del mio babbo e sputacchiavo rape rosse. Ora da grande li ringrazio dal profondo del mio cuore per l’educazione che ho ricevuto. Non ho mai dato problemi, mi sono ribellata solo alle lezioni di pianoforte per fare danza classica, la mia grande passione. Da grande sognavo di diventare inviata di guerra o entrare in medici senza frontiere, erano sogni un po’ bizzarri per una bambina. Mi sono sempre sentita diversa e in una società che non mi rispecchiasse, a volte mi sono chiesta se non fossi stata adottata, ma ho avuto comunque una bella infanzia.
2) Come mai il Marocco, ti va di raccontarci qualcosa riguardo il tuo primo viaggio?
Il primo viaggio è arrivato del tutto inaspettatamente, scegliendo così un posto un po’ a caso. È arrivato in un momento della mia vita in qui mi stavo rialzando da anni davvero difficili, dove avevo perso la bussola, non sapevo chi ero, cosa volevo, avevo dovuto affrontare 3 lutti difficili, la separazione dei miei genitori del tutto inaspettata e l’accettazione di una malattia rara autoimmune. Si sa, quando la mente è sotto stress per troppo tempo il corpo si ribella. Ho fatto per diverso tempo psicoterapia perché per un periodo ho sofferto di attacchi di panico così forti da non sapere come uscire di casa, ma voglio dire a tutti voi che se ne esce, che si impara a conoscersi e si va avanti; impariamo a chiedere aiuto se da soli non si riesce ad alzarsi.
Poi, Ancora un po’ accartocciata….
Sono partita per il Marocco senza aspettative, senza la minima idea di cosa avrei trovato e senza informarmi più di tanto. In quel primo viaggio, chilometro dopo chilometro, attraversando incredibili paesaggi in continuo mutamento mi sono perdonata, mi sono riscoperta e sono rinata.
Ho così rimesso i pezzettini del mio puzzle al loro posto.
Mi sono accettata per quello che sono, sto imparando ad amare le mie diversità e ho riscoperto i sogni di quando ero bambina. Da allora è cominciato il vero cambiamento che adesso piano piano sta prendendo forma, donandomi positività e una grande fiducia nella vita.
In Marocco esce la mia essenza, la migliore versione di me stessa, quelli che consideravo i miei difetti, qua, sono diventati i miei miglior pregi. Ho sentito un senso di appartenenza e di essere al posto giusto.
Mi sono subito sentita simile, accettata e in profonda connessione con il popolo berbero.
3) Dove ti trovi adesso? Dove vivi e cosa mangi?
La mia casa adesso è a Merzouga, alle porte del deserto del Sahara, più precisamente nel deserto Erg Chebbi. Vivo in un ex Riad utilizzato adesso come casa, con un gruppo di soli maschi. Esco di casa e metto i piedi nella sabbia arancione e tutte le mattine, quando mi sveglio, mi trovo davanti Lalla Merzouga, la duna più alta. Ho la possibilità di godere di albe e tramonti incredibili, cieli stellati e stelle cadenti praticamente ogni notte.
All’inizio come per ogni cosa abbiamo dovuto conoscerci, trovare il nostro equilibrio, sono entrata nella loro quotidianità in punta di piedi, piena di curiosità, adattandomi il più possibile e adesso mi sento ufficialmente parte del gruppo. Anche qua, ci sono giornate no, difficoltà e momenti di sconforto, ma è umano che succeda, questo non è il posto ideale ma è il posto perfetto per me dove sento ogni cellula del mio corpo essere al posto giusto, tutto si allinea nel giusto modo.
La cucina è generalmente composta da verdura e carne, spesso cucinata nel tajine, tegame tradizionale. Ci tengo a sottolineare che frutta e verdura sono solo ed esclusivamente di stagione. Gli animali, invece, vengono macellati spesso a casa e sono allevati da pastori qui della zona e vi assicuro che si sente assolutamente la differenza di sapore rispetto alla carne del supermercato. Il venerdì, a pranzo, quasi sempre mangiamo il cous cous, preparato da qualche famiglia. Si mangia sempre tutti insieme da un unico grande piatto e le posate sono sostituite dal pane che non può mai mancare durante il pasto, il pane spesso viene preparato in casa dalle donne e cotto in dei forni fatti di pietra e terra. Il prezzo del pane è molto basso perché deve essere un alimento accessibile a tutti.
4) Essere una donna occidentale in Marocco: raccontaci la tua esperienza
Mi hanno sempre trattato come una principessa, riservandomi dei trattamenti di una dolcezza e sensibilità unica. Si preoccupano sempre che io mangi abbastanza, abbia acqua potabile, che la mia famiglia stia bene. Il boccone prelibato è sempre per me, il posto più comodo mi viene sempre ceduto. Mi viene sempre allungata una mano nel momento di difficoltà, mai mi sono sentita in pericolo, mai.
Ho trovato una sensibilità fuori dal comune, e una capacità innata nel comprendere l’altro. A volte ci vuole spirito di adattamento e comprensione, senza necessariamente capire tutto, ma questo per me non è mai stato un problema, mi sono fidata sempre e mai ho avuto motivo per non farlo.
5) Ci parli della figura femminile all’interno della famiglia in Marocco?
Nella società berbera il ruolo della donna e dell’uomo sono ben distinti. Ognuno ha compiti ben precisi e spesso regole da rispettare.
La figura dell’uno è indispensabile all’altra e viceversa. La donna è la colonna portante della famiglia, se viene a mancare lei, vacilla tutta la famiglia, spesso è lei a prendere le decisioni importanti. C’è un grande rispetto dell’uomo verso la donna e viceversa. Se ci sono donne in una stessa stanza l’uomo per rispetto non entrerà. Se non si appartiene allo stesso nucleo famigliare, uomini e donne mangeranno separati. I figli hanno un amore sconsiderato verso la propria mamma e un rispetto e un’ammirazione unici verso i propri genitori. Si sente molto l’unità familiare e c’è sempre aiuto reciproco a tutte le età.
Un figlio quando nasce non è più della madre è parte della comunità e tutti si potranno occupare di lui, così che potrà imparare qualcosa da ognuno e sgravare la mamma da un ruolo a cui, credo, da noi, si dia troppa responsabilità, creando spesso un’eccessiva pressione.
 6) Come sono costruite le relazioni lì e che tipo di sensibilità comunitaria c’è?
C’è un enorme senso di comunità, soprattutto in un periodo di grande difficoltà come questo, ho visto sempre aiuto reciproco. Chi ha un po’ di più aiuta chi ha un po’ di meno. La cosa che dà sempre mi ha stupito e mi ha dato un grandissimo insegnamento è che se si ha qualcosa si offre, si dà sempre senza pensarci due volte e un giorno se ne avrai bisogno è sicuro che ti tornerà indietro e troverai qualcuno pronto ad aiutarti. Ho imparato che conviene sempre fare del bene, che ti torna indietro in altri modi ed è la miglior risposta a un torto. Non esiste competizione o gelosia, non sono emozioni che fanno parte della loro essenza, basti pensare che spesso negozi dello stesso genere alimentare aprono l’uno accanto all’altro e convivono pacificamente. Oppure il fatto che qui tutti lavorino nel turismo e si danno mano a vicenda, non vedono l’altro come un possibile competitor, ma come una risorsa per la comunità, o comunque si è felici per il successo dell’altro.
La porta di casa è sempre aperta, un pasto o un posto dove dormire non si nega a nessuno, oggi vengo io, domani vieni te, oggi offro io, domani te
8) Come sono i vestiti tipici?
L’abbigliamento tradizionale berbero non è poi così diverso fra uomo e donna. Entrambi indossano una lunga tunica, la jellaba, con sotto dei pantaloni. Gli uomini a tinta unita e le donne con delle fantasie, in entrambi i casi spesso sono molto colorati. Sia uomini che donne tendono a coprire la testa e a volte anche naso e bocca in base alla circostanza e alle condizioni climatiche. I turbanti degli uomini sono lunghi anche 8 m e vengono girati più e più volte intorno alla testa, guardarli mentre li indossano è un gesto esternamente elegante e affascinante. Il capo must delle donne berbere invece è un velo abbastanza ampio che indossano quasi sempre prima di uscire. Di colore nero e al centro per tutta la lunghezza c’è un ricamo che cuciono a mano, di colori molto accessi e che spesso richiama gli elementi della natura stilizzati, un fiume con fiori e  alberi, le stelle e la zeta berbera simbolo di libertà.
In questi mesi ho cercato di portare avanti altri progetti e questo tipico velo è uno dei tre oggetti che ho messo all’interno di una piccolissima collezione di prodotti berberi che ho creato con la collaborazione di alcune donne del villaggio. L’idea è quella di portare un assaggio di questo bellissimo popolo, abbattere i pregiudizi che spesso ci sono nei loro confronti, fare conoscere le loro tradizioni e creare un prodotto fatto dalle donne per le donne. Ho voluto inserire anche il velo proprio per cercare di abbattere i preconcetti che ci sono, per avvicinare le donne di culture diverse, per mostrare i mille usi che può avere. Poi ci sarà un “gioiello” tipico e l’ultimo sarà un prodotto di bellezza.
9) Una riflessione sul velo, di cui in Occidente sappiamo poco e niente
Se lo chiamiamo turbante anziché velo cambia già la percezione, non credete? Ma nella sostanza non sono poi così diversi. Anche se il velo è un tabù e il turbante è un accessorio di moda.
In una società (occidentale) in cui sembra quasi, che più ti svesti più sei libera, in cui indossare il velo è sinonimo di sottomissione, vi dirò una cosa, a me piace indossarlo, mi fa sentire sicura e libera, fa uscire la mia femminilità ancora di più. Le persone saranno obbligate a concentrarsi sui miei occhi e allora solo chi avrà la sensibilità di vederli davvero riuscirà a percepire la mia vera essenza e la mia persona.
10) Un messaggio che ti senti di condividere con noi
Il Marocco è un paese che andrà oltre le vostre aspettative se riuscirete a lasciare a casa i pregiudizi e farvi guidare da una sana curiosità. Rimarrete ammaliati dai colori, dai paesaggi, dagli odori e i colori, dalla riservatezza e ospitalità delle persone. Il deserto sarà una cura per l’anima vi darà la possibilità di mettervi in connessione con il vostro io più profondo, di ascoltarvi. Potrete fare un viaggio molto intimo con voi stessi.
Il Marocco è inafferrabile, sfuggente, pudico, affascinante, lo attraverserete come in un sogno e al risveglio sarete cambiati senza esservene resi conto.
Vi aspetto! Con infinito affetto

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